Non c’eri al treno del sabato mattina

Succede, sai, anche se non ci sembra vero
che la polvere del tempo paia volare via
per colpa di un sorriso che hai raccolto
più per la condiscendenza che per altro
e così ti pare d’essere di nuovo in gioco

ma quando di sabato mattina attendi
il primo treno dopo la notte del venerdì
cerchi tra i visi noti, allineati sulla banchina
scruti con ansia, sperando in un ritardo,
nella speranza di un saluto, ma poi scopri
con rammarico che dovrai salire
sul tuo solito vagone freddo e poco illuminato

e non  udirai le parole che speravi ,
allora ti accomoderai avvolto dentro il bavero
alzato per il poco riscaldamento, e rassegnato
al viaggio dentro quell’inverno che non s’arrende
neppure di fronte a quella rosa rossa
del tuo giardino, talmente bella e affusolata
verso il cielo che hai voluto archiviare
prima che il gelo la chiudesse nella memoria

Un poco di sonno ti accoglierà condiscendente
quando avrai posato il tuo bagaglio  svuotato
di ogni attesa sopra la cappelliera
e non sarai deluso per le parole che non sono giunte
né sentirai il vuoto degli abbracci che speravi
di rubare nella penombra dei corridoi
non ti turberà più il ricordo dello scivolare
accolto dentro un corpo che ti attendeva,
l’attesa che ti ossessionava sarà finita
e scenderai quegli scalini dell’arrivo
dicendo con un sorriso quel verso
che tanto avevi amato in gioventù
  ” sarai tu, dolce e chiara ”

Poesia di Luigi Paraboschi

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