Su “La fine di quest’arte” di Silvia Bre

Poetarum Silva

Foto - Fine di quest'arte

A rischio di ripetermi (cfr. qui).
Leggo spesso le poesie di Silvia Bre. Lo faccio, banalmente, per due ragioni che riguardano le fondamenta della poesia: per la bellezza ferma con cui molti passi continuano a sfidare la mente senza stancare, e perché nel tessuto che negli anni le sue parole hanno composto ritrovo una costruzione che riguarda il mio sentire – o, per meglio dire, un sentire di cui faccio parte. E cerco con quei testi la confidenza sufficiente a estraniarmi il più possibile da gusto e percezioni, per osservare con distacco il percorso compiuto dall’indagine. Perché indagine, sempre e senza sconti, è la poesia di Silvia Bre. Ora che il suo nuovo libro è uscito per i tipi di Einaudi, leggo e mi accorgo che diastoli e sistoli di Le barricate misteriose e Marmo, nel loro sguinzagliare il pensiero in rivoli ad alta precisione o innalzare guglie…

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