Leggendo Carver

Devo accendere dell’incenso per tutta la casa
così l’aria sará profumata
non come quando lascio i fiori marcire
nell’acqua dei loro vasi
e tutto puzza di cimitero
come se nessuno venisse più a trovarmi.

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Non c’è mai una ragione per scrivere, forse
lo faccio perché l’hai detti tu, o forse per provare una nuova penna.
So che i versi salgono lungo l’esofago fino
a frantumarsi tra i denti e puoi solo sputarli o riempire
stomaco e cuore di inutili dettagli masticati.

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Marco Corsi

doveva riprendere prima o poi
l’usanza di mandarci cartoline
o forse codici, messaggi più sottili
quando il tempo affonda
e nessuno torna per nessuno.
un rigo appena per finalmente dire
che molto più ci sopravvive
il saluto giunto da lontano,
che va tutto bene, che la vita
piano piano diventa
un gesto inutile nell’aria.

 

Pronomi personali (Interlinea, 2017)

Dimmi che è stato uno scherzo.
Dio Padre invisibile, tu per statuto,
li rimanderai presto a casa, i nostri cari?
Tu che raccogli a sera, in mazzo, tutti i padri
in quale prato hai messo il mio?
Lo ritroverò con un cestino di fragole in mano?
Vorrei sapere dove hai portato lui
e quelli delle città di legno e terra
che ingombrano sogni e dipinti.
E se stanno bene. E staremo bene? E poi
anche mio figlio starà bene? Gli lascerai
quel bel sorriso? Mi bacerà oltre la morte?
Era uno scherzo, di’?
***
Cosa c’è lì di così forte che ti tiene,
quali spettacoli, quale tivù e fiumi
di sogni realizzati,
droghe che placano i sogni?
Cosa c’è lì? E non dirmi terra.
Ti prego, padre, non dirmi che sei
terra.
***
Non c’entra quanto si era furbi,
i soldi, la fortuna
dopo quel bordo si sta come barboni
a ridere intorno all’albero della conoscenza
a contare le stelle
coperti di rocce, col delta dei fiumi nelle mani
e ponti nelle costole.

PAOLA MALAVASI “A questo servono le lacrime”

Cattura

Forse dovrei solo preparare un tè, con lentezza
e chiederti, ancora una volta se tutto
è stato reale: le lucciole, la doccia dalla cisterna
le scarpe abbandonate sul tappeto.

Abbracciami, adesso
nella casa che abbiamo custodito
baciami con la parola, col capoverso e sará sempre
l’azzurro di una mattina a frastornare anche
il volo della rondine da quel cielo carico di mare.

Narda Fattori

Ricordando

il giardino dei poeti

  […] Quanta strada ha percorso (percorre e percorrerà, il quesito va coniugato in tutte e tre le forme) la poesia di Narda Fattori, quanti volti, quanti gesti hanno inquadrato il suo obiettivo, con quali «intermittenze del desiderio», proustiane e no, si è accordato e scontrato il suo battito, in quali acque si è rinfrancata, si è immersa, quali precipitazioni ha invocato, da quali mulinelli e da quali miraggi ha messo in guardia, quali corde ha pizzicato, teso, saggiato, quali schiere l’hanno insospettita e di quali, invece, a dispetto dei cori ammaestrati, ha composto e intonato le canzoni?
I testi qui raccolti, scritti nel 2014 e nel 2015, rispondono a questa domanda, e altre ne pongono, tenendo sempre alta la soglia dell’attenzione. Ciascuno di questi dispacci reca con sé una duplice consapevolezza: non ci si sottrae, neppure in quanto poeti (o meglio, tanto meno come poeti) alla vita e…

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Un angolo nascosto a nord
dove il muschio cresce e il marciapiede
crepato dal ghiaccio, dalle abbondanti piogge
libera fili d’erba, lunghi steli
di margherite protese
verso la poca luce, incerte della vita.

Io le curo, le aiuto a vivere
per nostro intimo accordo, in fondo
ho anch’io parole intrappolate nell’asfalto.

Sosteniamo la buona poesia: Anna Salvini

cattura

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