Dimmi che è stato uno scherzo.
Dio Padre invisibile, tu per statuto,
li rimanderai presto a casa, i nostri cari?
Tu che raccogli a sera, in mazzo, tutti i padri
in quale prato hai messo il mio?
Lo ritroverò con un cestino di fragole in mano?
Vorrei sapere dove hai portato lui
e quelli delle città di legno e terra
che ingombrano sogni e dipinti.
E se stanno bene. E staremo bene? E poi
anche mio figlio starà bene? Gli lascerai
quel bel sorriso? Mi bacerà oltre la morte?
Era uno scherzo, di’?
***
Cosa c’è lì di così forte che ti tiene,
quali spettacoli, quale tivù e fiumi
di sogni realizzati,
droghe che placano i sogni?
Cosa c’è lì? E non dirmi terra.
Ti prego, padre, non dirmi che sei
terra.
***
Non c’entra quanto si era furbi,
i soldi, la fortuna
dopo quel bordo si sta come barboni
a ridere intorno all’albero della conoscenza
a contare le stelle
coperti di rocce, col delta dei fiumi nelle mani
e ponti nelle costole.

PAOLA MALAVASI “A questo servono le lacrime”

Cattura

Forse dovrei solo preparare un tè, con lentezza
e chiederti, ancora una volta se tutto
è stato reale: le lucciole, la doccia dalla cisterna
le scarpe abbandonate sul tappeto.

Abbracciami, adesso
nella casa che abbiamo custodito
baciami con la parola, col capoverso e sará sempre
l’azzurro di una mattina a frastornare anche
il volo della rondine da quel cielo carico di mare.

Narda Fattori

Ricordando

il giardino dei poeti

  […] Quanta strada ha percorso (percorre e percorrerà, il quesito va coniugato in tutte e tre le forme) la poesia di Narda Fattori, quanti volti, quanti gesti hanno inquadrato il suo obiettivo, con quali «intermittenze del desiderio», proustiane e no, si è accordato e scontrato il suo battito, in quali acque si è rinfrancata, si è immersa, quali precipitazioni ha invocato, da quali mulinelli e da quali miraggi ha messo in guardia, quali corde ha pizzicato, teso, saggiato, quali schiere l’hanno insospettita e di quali, invece, a dispetto dei cori ammaestrati, ha composto e intonato le canzoni?
I testi qui raccolti, scritti nel 2014 e nel 2015, rispondono a questa domanda, e altre ne pongono, tenendo sempre alta la soglia dell’attenzione. Ciascuno di questi dispacci reca con sé una duplice consapevolezza: non ci si sottrae, neppure in quanto poeti (o meglio, tanto meno come poeti) alla vita e…

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Un angolo nascosto a nord
dove il muschio cresce e il marciapiede
crepato dal ghiaccio, dalle abbondanti piogge
libera fili d’erba, lunghi steli
di margherite protese
verso la poca luce, incerte della vita.

Io le curo, le aiuto a vivere
per nostro intimo accordo, in fondo
ho anch’io parole intrappolate nell’asfalto.

Sosteniamo la buona poesia: Anna Salvini

cattura

http://www.produzionidalbasso.com/projects/13041/widget

Sebastiano Angelico

Il dolore delle rondini

Senti che non c’è più respiro
tutto avanza nel respiro
tutto ci acceca nel poco tempo
in ciò che sarà splendente
nella fragile luce del mattino.

Baciami, abbracciami prima del livore
prima ancora che non so
abbracciami con le parole che non ci
saranno, portate dal dolore delle rondini:
Noi verremo ancora qui
nella casa che hai custodito per noi sotto la grondaia
per noi, solo per noi.

Non uccideteli i poeti
lasciateli senza niente coi loro occhi indecenti
buttate i vostri giocattoli sulla riva del
tempo, sarete e non sarete
nei sogni confusi del pioppo.

Ecco, è primavera qui
ho la camicia rosa
la sciarpa azzurra che mi protegge dalle parole
fragili come le vostre perdite nel mattino.
Sono ancora qui e vi scrivo
per non morire.

(dalla raccolta inedita “Infanzia resa”)

 

http://poesia.blog.rainews.it/2016/12/sebastiano-aglieco/

Ciao, Lucia — La dimora del tempo sospeso

In memoria di Lucia Tosi Con dolore e sgomento apprendiamo da Natalia Castaldi della scomparsa di Lucia Tosi, una carissima amica di questa dimora e di tutte le persone che nel tempo l’hanno animata e frequentata. Commossi la ricordiamo con questi versi, tra gli ultimi che ha pubblicato sul suo blog. di che parla la […]

via Ciao, Lucia — La dimora del tempo sospeso